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Il santuario

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La chiesa antica di San Maurizio ora santuario della Madonna del Buon Consiglio.

 Questa chiesa è soprattutto un simbolo, un elemento storico nel quale si riconoscono tutti gli abitanti di Riva Ligure. Segno di profonda devozione, dunque, tanto per gli antichi residenti quanto per i più recenti immigrati. Il primo abitato rivese va situato proprio in relazione a questa antica chiesa, che doveva avere anche funzione di protettiva nei confronti di chi percorreva la vicina ed antica strada litoranea di origine romana. La prima citazione risale ad un documento del 1205, relativa al vicino fossato che scende da Pompeiana, detto “fossato di San Maurizio”: esisteva un molino nei pressi: da altri documenti si capisce che l’intera zona era stata messa a coltura, soprattutto con vigne. Di questa struttura antica sopravvive sicuramente il campanile, che, anche se rimaneggiato, è databile al secolo XI circa. La chiesa era in origine dipendente dalla chiesa mariana di Lingueglietta. In breve tempo assume però valore di pieve con diritto di battesimo, assieme a Santa Maria della vicina Pompeiana. È da San Maurizio, infatti, che si distacca la chiesa parrocchiale di Santo Stefano al Mare, nel 1443. Nel XV secolo si hanno documenti relativi alla nomina di rettori della chiesa, che aveva assunto ormai il valore di punto di riferimento per la Riva e prevedeva un aspetto relativamente simile all’attuale. Di quella fase si notano il portale ad arco ogivale, l’ampliamento della navata a sinistra, incompleta, ma con campate ampie, in relazione con la chiesa dei Domenicani di Taggia, nonché brandelli di alcuni dipinti murali sulla parete destra: uno era sicuramente un grande San Cristoforo, protettore dei viandanti, una vera sicurezza per il fedele del tempo. Con la costruzione settecentesca della nuova chiesa parrocchiale di San Maurizio in paese, il titolo viene mutato e l’edificio sacro viene dedicato alla Madonna del Buon Consiglio, per la quale si era affermata una profonda devozione nel corso del XVIII secolo. Oggi la chiesa si apprezza per il suo silente isolamento, ai margini di un’area agricola sopravvissuta all’espansione edilizia. Al suo interno si trovano anche opere d’arte di rilievo: è mantenuta la tela all’altare maggiore ove compare San Maurizio, opera seicentesca di Battista Gastaldi da Triora. L’opera dev’essere successiva al 1639, anno in cui si verifica il cattivo stato di conservazione della precedente immagine principale della chiesa.
 Altra immagine di rilievo è tardomedievale. Attualmente è conservata in chiesa una copia del tardo polittico ricco di figure ridipinte nel Settecento. Sotto le ridipinture, invece, era presente un originale ed importantissimo trittico con la Madonna con Gesù Bambino e i Santi Giovanni Battista e Bartolomeo, con altri santi nel registro superiore, databile entro i primi vent’anni del Quattrocento. Tutti gli altri elementi agganciati, invece, erano riferibili ad un dipinto più tardo, sempre quattrocentesco: ecco un curioso caso di recupero, reimpiego ed assemblaggio di due opere di artisti diversi. Il valore simbolico del sito ha portato anche il celebre poeta Francesco Pastonchi (1874-1953) a cercare qui la sua sepoltura: la tomba è all'interno della chiesa, a metà della navata sulla destra; una semplice pietra romboidale in marmo bianco lo ricorda con poche parole: Francesco Pastonchi, poeta. Un cippo su cui è inciso il verso finale del suo poema "il randagio" è all'esterno lungo la parete sinistra.